Laura Marchig

PER IL VERSO GIUSTO

inediti e inauditi degni di nota

Non scrivete più libri

Vi prego non scrivete più libri:
si accatastano nella mia casa
come scheletri in un ossario
si affastellano nella mia testa
come mostri dei sogni più bui.


[...]

Laura Marchig

 

 

Non scrivete più libri
Vi prego non scrivete più libri:
si accatastano nella mia casa
come scheletri in un ossario
si affastellano nella mia testa
come mostri dei sogni più bui.
Non intrecciate pensieri
non raccontate storie
memorie, intenzioni
didascalie alle interiora trascorse.
Non scrivete più libri
non raccontate storie
sulla perdita della memoria
e il recupero della coscienza.
Datemi dell’essenza
di vuoto da conservare, qui -ora
come una scatola di Pandora.

Pinguente (veduta)
Ritorna amaro come di oleandro
sotto forma di morbo dissacrato
bianco clangore dal riso sguaiato.

In questo monte d’ossa da ipermarket
il ricordo d’un male, d’una guerra
della furia rapace d’una terra
che rode i propri figli, ingoia il tempo
prima che passi, che si rappresenti
prima che venga, che si concepisca
e che capisca d’esser ciò che passa.

Mi viene da estrarre a sorte una tibia
come fossi velina a un concorso:
“Al fortunato toccherà ballare
e potrà al fine dirmi la sua storia”!

Sarà che delle cronache del tempo
è forse solo l’acqua la memoria
la terra si ribella, si fa muro
ingoiando ogni cosa desolata
e golosa, una risata tremenda
come di madre, come di lupa
mi dice ‘ciao’ adesso ch’è un buongiorno.

Recuperare i ricordi non serve:
in questi luoghi licet il silenzio
osso della terra nel dolore
seminato e nel dolore fiorito.

Da quanto mi manchi
Consumo il divano e le ore
Da quanto ti penso non penso
Mi gonfio le occhiaie
Sprofondo nel net
Mi drogo di televisione
E traccio arabeschi sentenze barocche
Ma sento soltanto che sanno
Scomposte crear confusione
Poi torno a impilare il sedere su un cubo
                             [- bracere di poliuretano
Mi piace da sempre portare un bicchiere
                             [ricolmo
Che come per caso risulti appoggiarsi
                             [da solo
In punta di labbra tenuto con mano
Leggera e vezzosa
Così mi concedo una tregua
E quindi dai rami dai buchi risgorgo
Riprendo l’attesa
E quella cosa che tu sai di essere e bene
Mi manca da vomitare
Quel prefisso para che accanto alla noia
Entrandomi in bocca magnanimo fiore
Senza rumore atroce si scorolla.

Azzurro profondo
Questo azzurro profondo
questa striscia di mare a settentrione
che sigilla come un morbo in espansione
la mia terra traviata, traforata
e tagliente
è un lebbrosario segreto
l’onda ch’è tutto un mondo
che mi nasconde e non mi chiede niente
in cambio:
termini devastanti da inventare
incendiarie parole
da lasciar andare
via con le correnti.

(da Colours)

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