Vincenzo Ananìa

Intruso
Quando il canto che mi fluttua in mente
avrà preso a fondere, colare nello stampo,
tu, serrata su un fianco,
sarai nel sonno compatto e profondo
di chi vive per sé e rimorso non conosce.

Niente di me nel tuo recinto può insinuarsi,
non carezza né pensiero amoroso
né sillaba dei versi ancora incerti,
poi che intrusi non accetti nel sogno
che in te già lievita e assapori
come un segreto vizio.

Intanto si affinano i miei versi,
si adeguano al tuo respiro, attendono
che un po’ di spazio si apra a chi ti ama,
ti busseranno in un orecchio e, gentile
grimaldello, le labbra ti schiuderanno.

Perfetto sonno
Ne contemplo il perfetto sonno
la grazia di un piacere segreto
in una giovane vita già all’erta.
Di lei so poco: il nome,
accenni di canto, l’amore
solo in parte accettato -
e più dell’ansa fra i seni,
del respiro soffio di bosco,
mi seduce questo dormire luminoso. 

Le rasature
Le rasature scandiscono il mio tempo:
idi, equinozi, saturnali, calende,
cenere e fasti, il santo quotidiano-
tutti ugualmente celebra, identico
il rituale, la cerimonia della barba.
E mentre scorrono strumento e mano
schegge di storia rievoco sul mento:
la selce, la freccia d’ossidiana, aratro
ed erpice, chiodi sacrileghi nelle carni
di Dio, la spada infallibile dell’ingiustizia,
e lama dopo lama le catene di montaggio
ovunque la falce dell’assidua Mietitrice.
Il mio viso il mondo: disboscato appassisce.

Fratelli
...infine cautamente entriamo
(tu il custode della chiave,
fratello sempre in dubbio se aprire)
e nella stanza proibita,
lacrimando di polvere infuriata
nella luce priva di sorgente
ci chiniamo su di noi bambini
tesi al gioco con la stessa ira
che ancora ieri ci opponeva.

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