Michele Caccamo

Al pari del mio corpo
Al pari del mio corpo
muovi con lentezza le braccia
come fossi una lampada nell’aria
o ancora più in là l’origine
la luce che entrambi ci fa vivi
eccoti a rifarlo santa croce detergente
a chiamare la mia bocca intatta
a guardare i nostri stessi baci
e a momenti la nascita e la morte
eccoti con il petto brillante
che ci nascono a sette i cieli
come a una fanciulla di gioia
io non sposto la mia mano
e in effetti mi fermo
davanti alle tue ginocchia
come avessi ancora un desiderio
in qualche altro punto dell’intelletto
così ti lodo mio bellissimo amore
per la tua animalità di donna
come non sapessi comprendere altro
né davvero il tuo cuore.
Tu mi toccherai
anche se la fronte
o non di meno le mani
senza che altro accada
con lo stesso movimento di un'armatura.

In questa specie a finire
In questa specie a finire
davvero per autorità di guerra
ce ne andremo per sempre
e per ultimo buon senso
parleremo della notte
del baleno nero
o della stanchezza degli uccelli
che toccano solo terra
come fossero di legno
come fossero avvicinati alla morte.
In questa vigilia sacra
ce ne andremo
senza una luce d’amore
come le piante artificiali.

Questo è l’esatto danno
Questo è l’esatto danno dell’opera
che siano misurate le nostre azioni
o a viceversa prove di miracoli
fan sempre parte della terra
dell’inganno beato del male
e così anche dell’unico linguaggio
nelle schiere degli animali
e noi dovendo aspettare il ricalco
la fossa bianca della morte
o come finora ci è stato detto
la sintesi e l’offerta di Dio
noi siamo di quell’amore
che porta solo fiori d’acqua
radici di morfina.

Da quel punto di mezzo
Da quel punto di mezzo
il fuoco che adesso arriva
è una luce messa a piombo
un calcolo di carpenteria
che trapassa la terra
come una canna di marmo
o la mala rosa della morte
non fosse nel cielo
ne avremmo paura
come gli uccelli a tiro.

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