Ferruccio Giaccherini

Cerimonie
Al matrimonio ci sono andato volentieri:
un manager e una farfalla di buona famiglia,
appena laureata a Parigi.
Carini, felici, niente ombre in dote,
una coppia senza problemi, vecchi amici.
Un lungo viaggio in Europa, per testare
l'affiatamento, e subito le nozze:
splendida location,
nel paesaggio toscano verso Pienza,
chiesa romanica con pregevole altare.
Alla cerimonia tutti allegri, sorridenti,
come fossimo già agli aperitivi con orchestra.
Io non rido mai ai matrimoni, sarà perché
mi emoziono e mi vengono amare rimembranze:
penso sempre a queste occasioni
come al primo colpo della roulette russa,
quello che va sempre a vuoto,
e tutti al "Sì" sono contenti.

Il pranzo scivola via che è una bellezza.
L'orchestrina suona Stevie Wonder,
lui la coccola e le carezza il pancino,
segno di qualcosa in arrivo
o programmato per tempo.
Lei serena lo tiene vicino, gli prende la mano,
balla lievemente come già pensasse la vita insieme
un dolcissimo valzer con variazioni appassionate.
Sono belli, dico io, perfetti.
Mi son messo accanto a Giulio, per avere buona compagnia:
la moglie lo ha piantato da poco per una tennista argentina
e ora lui segue il circuito WTA per capire dove si trova
e se mai tornerà.

"Troppo perfetti "ghigna Giulio al quarto Martini,
ma è solo invidia: lui alla vigilia delle nozze
se la faceva già con una minorenne,
era un predestinato.
Io invece non so perché mi è andata male,
lo sapevo, ma me lo son dimenticato
e non ci voglio pensare,
una volta tanto che mi sento di tifare
per i protagonisti di questa avventura coniugale.
Giulio è già ubriaco, bacia la sposa
che la prende con spirito
e gli mette in mano una gigantesca bottiglia di Perrier.
Brava, penso: di ironia avrai bisogno e di pazienza, tanta.

Dopo nemmeno due anni si son lasciati,
la bambina starà dai i nonni con la mamma,
lui vola a Taiwan con una broker giapponese.
Hanno informato gli amici stretti via mail,
per evitare pettegolezzi, si giustificano.
Che caduta di stile,
a me invece le separazioni mi commuovono,
mi fanno pensare all'ultimo colpo della roulette russa,
quello che ha sempre la pallottola in canna
e va a segno, spappolandoti la vita.

La moglie di Giulio è tornata, appena una settimana dopo Wimbledon.

Pasqua del padre


I
E' finito: non c'è quasi più niente rimasto,
un silenzio stretto come foglie immobili,
imbarazzo delle cose che non scorrono.

Le voci di ieri sono ossa rotte,
appena sfiora il viso una mattina
come un volo solo e vasto;

chiuse le porte, fatta la semina,
povero di morte sussurra un vento,
si stringono i colori in unico pallore:

non c'è suono d'inverno
né parola che cambi direzione in tempo
perché le mani sfuggano la stretta.

II
Cantava un gallo a notte fonda,
l'alba ti tradiva, mi tradivi tu
annegato nella pace che non ricorda.

Poi mi disse di non aver paura,
non come si spiega ma come correndo
oltre la svolta greve della pioggia;

mi disse il tempo è altra cosa,
non leggere, guarda e sposta la pietra,
solo con l'occhio bruciala.

III
Sapevo che non saresti vissuto a lungo
e non guardavo te ma il tuo dolore
senza dignità spento nella voce:

dormivi sempre, tutte le ore
almeno erano uguali nella notte,
e di giorno forse pregavi nel buio

della mente bruciata dai chiodi.
La tua saliva aveva il mio sangue
tu eri me e io daccapo a te uguale.

Nel bianco lenzuolo della tua croce
non avevo pietà della vita
ma solo rabbia che tutto presto finisse
e te ne andassi finalmente in pace.

Dolores con gli infradito

Dolores non so come fa
a camminare senza voltarsi mai
nei sandali infradito.
Ha piedi pallidi
ma non importa a nessuno se l'hanno tradita.
Le caviglie sottili
il corpo slanciato sembra volare,
dovrei imparare da lei a camminare.
Tiene cartocci di pane e frutta nelle mani,
nessuno direbbe con quel passo veloce
che è quasi arrivata a destinazione;
la colazione la prepara ancora con le sue mani
mette i fiori nel vaso, canta una canzone
si fa l'iniezione e pensa a cosa farà domani:
un domani di sei mesi,
quanto le rimane.

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