Letizia Dimartino

PER IL VERSO GIUSTO

inediti e inauditi degni di nota

Di cosa ti accorgi
Di cosa ti accorgi
se ripeti il mio nome
stringi il lenzuolo
le dita sulle mie.
Avevi un collo di pelliccia una volta
un cappotto bianco
riempivi armadi, scarpe alte ai piedi
colori sul labbro
ora la notte è lunga
piangi alla carezza
entra il giorno, posa sul letto
un brivido nel caldo del mattino
il tuo respiro copre il silenzio della casa
sul pavimento solo i nostri passi.
 

  Letizia Dimartino

 

Di cosa ti accorgi
Di cosa ti accorgi
se ripeti il mio nome
stringi il lenzuolo
le dita sulle mie.
Avevi un collo di pelliccia una volta
un cappotto bianco
riempivi armadi, scarpe alte ai piedi
colori sul labbro
ora la notte è lunga
piangi alla carezza
entra il giorno, posa sul letto
un brivido nel caldo del mattino
il tuo respiro copre il silenzio della casa
sul pavimento solo i nostri passi.

Poso questo corpo
Poso questo corpo
lo poso adagio
lo poso per non fare male

per il pianto che arriva
per il no che mi dicesti

ogni mattino lo adagio
e lo guardo, da lontano
con i tuoi occhi che
con pena trafiggono

che lo salverebbero per fare
rinascere ossa che muoiono
ogni giorno.

Lo corico la notte
lo lascio solo, sotto le coperte

lo lascio per te che giungerai
di nascosto.

Senza fare rumore.

Stasera la strada sotto casa
Stasera la strada sotto casa
è più buia. È pure domenica.
Ho accarezzato i divani
guardato alla finestra le luci
scostato le tende
dormito un breve sonno

ma adesso sono sola
la nuvola al balcone copre
questo vuoto del corpo
questo spazio immutato
del mio breve tragitto
sono giorni immobili i miei
sono giorni come tanti

sento un clacson, un grido,
senza musica si può vivere, penso.

Ho trascorso le ore sudando
e la notte che giunge improvvisa
mette pace alla fronte
ai capelli al disordine del viso
al dolore che oggi scuote le ossa.

Noi aspettammo
Noi aspettammo
nel silenzio della stanza
fuori il buio, le auto senza luci

così credevo di non incontrare più...

se pioveva era l'attesa era una requie

uscire per non toccare il corpo
quel cedimento che non sapevo
quale nome avesse
quale ruga o mai sorriso
nascondesse

noi alla finestra, a baciare il vetro
la mano che non sfiora
il braccio teso

noi aspettammo, finalmente.

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